lunedì 16 settembre 2013

Dario Fo


"Quel che ho sempre cercato di fare in questi anni è stato di far vedere alla gente la dimensione vera del potere, di scoprirne la facciata.
Insomma, voglio dire che le rivoluzioni non nascono mica perché uno si alza la mattina e dice :'Che bella giornata, facciamo la rivoluzione.' Si tratta di un lavoro paziente, che puo'   essere lunghissimo , di decine e decine d' anni. Si tratta di arrivare a gestire la rabbia del popolo.
Di cominciare a proporre al popolo una visone diversa, anche sul piano culturale.In altre parole, di creare prima di tutto nella gente la coscienza di essere sfruttati, di far vedere la dimensione dello sfruttamento. Di portare l' operaio a non dire solo:' Oh porco cane, il padrone mi porta via dei soldi', ma di mostrargli che è sfruttamento anche il fatto che ti rubano il tuo linguaggio, i tuoi proverbi, il tuo modo di cantare. Che ti camuffano la tu storia, ti raccontano delle balle su come sei nato, sul significato di tutte le rivoluzioni . Che ti fanno muovere, quando vai a ballare, nella stessa dimensione in cui ti muovi quando sei in fabbrica, davanti alla linea.  Che addirittura ti fanno far l' amore con le parole che ti suggeriscono..."

                                                                        

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